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Bardi Val Ceno

Webcam Appennino Settentrionale - Bardi Val Ceno

 

Bardi è un comune italiano di 2.355 abitanti della Valle del Ceno in provincia di Parma.

 Geografia

Bardi è situato a 625 metri sul livello del mare nell'alta valle del Ceno, in corrispondenza della confluenza tra il torrente Ceno ed il torrente Noveglia, a circa 60 km dal capoluogo di provincia Parma e a circa 40 km dal casello di Fornovo dell'Autostrada della Cisa A15.

 Storia


«Bardi», secondo la leggenda, deriverebbe da «Bardus» o «Barrio», l'ultimo degli elefanti al seguito dell'esercito di Annibale che sarebbe morto qui durante la marcia verso Roma. In suo ricordo, Annibale avrebbe quindi deciso di fondare una colonia. Secondo la storia invece il toponimo «Bardi» deriverebbe dall'appellativo che contraddistingueva la nobiltà longobarda - i cosiddetti Arimanni - un gruppo dei quali si stabilì qui attorno al 600 d.C. Il territorio fu abitato sin dal Paleolitico (ne sono prova i ritrovamenti archeologici sul Monte Lama) e in seguito dai Liguri; in età romana faceva parte del municipium di Veleia, ed era attraversato dall'asse viario che portava a Luni e a Roma. Questa strada, ripresa dai longobardi, fu utilizzata, per un tratto, anche dai monaci di Bobbio per recarsi a Roma. Scendendo dal passo di Boccolo de' Tassi attraversava Bardi, risaliva la valle del torrente Noveglia e scendeva a Borgo Val di Taro per raggiungere Pontremoli.

L'abitato è dominato dall'imponente castello costruito in posizione sopraelevata su uno sperone di diaspro rosso. La prima testimonianza scritta della presenza di un castello è data da una pergamena datata 869. Nell'agosto 898 un bardigiano, Andrea figlio di Dagiverto vende al Vescovo di Piacenza Everardo metà della "Rocha" di Bardi. Nel gennaio del 1000 il Vescovo di Piacenza Sigifredo si trasferisce a Bardi, essendo il feudo diventato patrimonio erediatario dei Vescovi di Piacenza. Nella prima metà del XIII secolo il Vescovo di Piacenza cedette il castello e le terre circostanti ad un gruppo di nobili locali conosciuti come "Conti di Bardi". Nel 1251 In seguito ad una ribellione i Pallavicino - Signori di Piacenza - espugnarono e distrussero il castello.

Il 19 marzo 1257 il feudo fu acquisito da Umbertino Landi dei Landi di Piacenza - Conti ghibellini - che rimasero tra alterne vicende Signori di Bardi per i successivi quattro secoli. Umbertino Landi riedificò e fortificò il castello facendone un baluardo pressoché inespugnabile. Nella lotta tra Papato e Impero (Guelfi e Ghibellini) Bardi rimase sempre legata all'impero. Nel 1269 i Guelfi assediarono il castello che si arrese dopo mesi per penuria di viveri. Il castello passò alla città di Piacenza fino all'ottobre 1307, quando Umbertino II Landi ottenne dal'Imperatore Arrigo VII di Lussemburgo il castello di Bardi, Borgo Val di Taro e Compiano. Il 29 novembre 1321, in località "La giostra" nei pressi dell'oratorio delle Grazie fu combattuta una violenta battaglia tra le milizie Guelfe guidate da Giacomo Cavalcabò, Capo di Cremona, e le truppe Ghibelline comandate da Galeazzo I Visconti. I guelfi ebbero la peggio e lo stesso Cavalcabò fu ucciso e venne sepolto nel vicino Oratorio. Nel 1381 Gian Galeazzo Visconti riconobbe la signoria dei Landi che ottennero nel 1415 una completa autonomia. Il castello, progettato inizialmente come presidio militare, venne successivamente ampliato e modificato per adattarsi alla funzione di capitale di un piccolo stato libero esteso a buona parte dell'alta Val Ceno e dell'alta Val Taro (corrispondente al territorio dei comuni di Albareto, Bardi, Bedonia, Borgo Val di Taro, Compiano, Tornolo e Varsi). Nel 1429 Filippo Maria Visconti conquistò il castello, successivamente affidato al condottiero di ventura Niccolò Piccinino che lo tenne dal 1438 al 1448. Nel 1448 ritornarono i Landi. Nel 1551 l'imperatore Carlo V eresse il feudo a marchesato e i Landi ottennero il diritto di battere moneta con una loro Zecca. Agostino Landi fu nominato marchese di Bardi e principe di Borgotaro. Ad Agostino successe Manfredo, morto improvvisamente in Spagna prima delle nozze con Giovanna di Aragona, a cui si deve l'impianto attuale del castello. Dopo il marchese Claudio nel 1589 il castello passò a Don Federico, che istituì nel 1616 per diploma dell'Imperatore Mattia un collegio di notai in Bardi con la facoltà di concedere la Laurea di abilitazione e l'anello. Il collegio venne abolito con le Leggi Napoleoniche nel 1805. A Don Federico e a sua Figlia Polissena il castello deve una risistemazione complessiva del cortile, la costruzione del portico dell'Oratorio, la grande Sala dell'Armeria, la raccolta dei quadri e la Biblioteca. A Polissena successe il figlio Andrea III Doria-Landi, che nel 1682 cedette Bardi a Ranuccio II Farnese, duca di Parma. La storia di Bardi seguì da quel momento la storia del Ducato di Parma e dal 1861 quella del Regno d'Italia e della Repubblica Italiana. Da sempre parte del territorio della Provincia di Piacenza, passò alla provincia di Parma nel 1923.

Dalla fine dell'Ottocento a tutto il 900 la storia di Bardi è caratterizzata dal fenomeno dell'emigrazione verso la Gran Bretagna, la Francia, la Svizzera, il Belgio e gli Stati Uniti. Durante la seconda guerra mondiale e dopo l'Armistizio Bardi e le montagne circostanti furono teatro di scontri tra le truppe tedesche e le brigate partigiane della Val Ceno e della Val Taro. Il 17 luglio 1944 all'alba Bardi fu bombardata da 12 bombardieri "Stukas" che provocarono danni ingenti, mentre truppe tedesche in ritirata da Bedonia e Borgo Val di Taro eseguirono numerosi rastrellamenti.

Tra le persone illustri nate a Bardi ricordiamo

    il garibaldino-fotografo Giuseppe Bertucci (1844-Verona, 1926)
    il Cardinale Antonio Samoré (1905-1983), Vito Fumagalli (1938-1997), già Ordinario di Storia Medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Bologna e Deputato della Repubblica
    Frank Berni (1909 - 1990), l'inventore dell'"Happy Hour" nella catena di alberghi da lui fondata in Gran Bretagna
    il capitano Pietro Cella (1851-1896), caduto ad Adua, prima medaglia d'oro del corpo degli Alpini
    il ciclista Jules Rossi (1914-1968), vincitore di una Parigi-Roubaix e di una Parigi-Tours
    Andrea Pontremoli (1957 - ), già Presidente e Amministratore Delegato di IBM Italia, attualmente Amministratore delegato di Dallara,
    Roberto Ferrari (1959 - ), fisico, ricercatore dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che partecipa agli esperimenti all'acceleratore di particelle del Cern di Ginevra.


Valle del Ceno


La valle del Ceno è una valle italiana dell'Appennino ligure, situata in provincia di Parma (ma precedentemente appartenente alla Provincia di Piacenza). È formata dal fiume omonimo, che nasce dal monte Penna e confluisce, dopo 63 km, nel Taro come affluente sinistro.

Confina a sud e a est con la val di Taro a ovest con la val d'Aveto, a nord con la val d'Arda e val Nure in provincia di Piacenza.

La valle è chiusa dai monti: Penna (1735), Tomarlo (1602), Bue (1775), Maggiorasca (1804), Ragola (1710), Orocco (1372), Carameto (1328).


 Passi

Viene messa in comunicazione con la Liguria attraverso il passo del Romezzano (1399) e quello del Tomarlo (1494); con la provincia di Piacenza attraverso il passo dello Zovallo (1405), il passo delle Pianazze (987), passo Linguadà e il passo del Pellizzone (1029).


 Storia

La valle del Ceno fu abitata già in epoca preistorica, come testimoniano i ritrovamenti di Città d'Umbrìa. Fu abitata dai Liguri e poi dai Romani. Vi risiedettero anche i Longobardi, da cui il toponimo Bardi.

A testimonianza dell'importanza che la valle ebbe nei secoli passati rimangono imponenti costruzioni come il castello di Bardi, il battistero di Serravalle (frazione di Varano de' Melegari) del VII secolo e il castello di Varano de' Melegari.

Nella valle transitava la via degli Abati, il cammino percorso tra il VII secolo e l'anno mille dagli abati dell'abbazia di San Colombano di Bobbio per recarsi a Roma e che consentiva al monastero di mantenere i contatti e il controllo su i suoi possedimenti che si estendevano, oltre che nel nord italia, fino in Toscana. Proveniente dalla val Nure scendeva dal passo di Boccolo de' Tassi, attraversava Bardi, risaliva la valle del torrente Noveglia per scendere in val di Taro a Borgo Val di Taro.

Nel 1944 fu una delle repubbliche partigiane nella Resistenza all'invasore nazista.

 Comuni

La valle comprende i comuni di:

    Bardi
    Bore
    Pellegrino Parmense
    Varano de' Melegari
    Varsi


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