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Parco nazionale delle Foreste Casentinesi

Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è stato istituito nel 1993 ed è situato nell'Appennino tosco-romagnolo, tra le province di Forlì-Cesena, di Arezzo e di Firenze.

Cenni storici

La storia di questo territorio comincia in età antica, con i primi insediamenti Etruschi i quali trovarono nel "Lago degli Idoli" il più importante sito archeologico dell'Appennino Tosco Romagnolo, ai piedi del Falterona, un luogo dove venerare le proprie Divinità. Le Foreste Casentinesi sono un territorio ben noto fin dal Medioevo quando le popolazioni Toscane utilizzavano il prezioso legname proveniente da questi boschi per varie opere, in particolare l'Opera del Duomo di Firenze, un ente laico che gestiva queste Foreste, utilizzò questo legname per la costruzione di vari edifici tra cui la Cupola del Brunelleschi mentre il Granducato di Toscana impiegò gli enormi abeti per costruire gli alberi maestri delle flotte navali di Pisa e Livorno. Particolarmente importante per questi luoghi e la conservazione delle Foreste, sono stati gli insediamenti monastici di San Romualdo a Camaldoli fin dal 1012 e di San Francesco d'Assisi a La Verna nel 1213. Seppure oggi l'antropizzazione sia piuttosto limitata, già dal '500 si registrano alcuni piccoli insediamenti che nei secoli hanno determinato sensibili modifiche nell'assetto del paesaggio. Tra la metà del '500 e la metà del '700 ci fu una forte contrazione demografica, dovuta principalmente a pestilenze, guerre e carestie, cui seguì una costante ripresa che raggiunse nella seconda metà dell'800 i più alti valori di densità demografica mai registrati e mai più ripresi. All’inizio del secolo scorso l’Appennino era ancora fortemente abitato e l’attività dell’uomo qualificava quasi ovunque il paesaggio montano. Fatta eccezione per pochi lembi di foresta collocati in posizioni difficili, l’agricoltura, la pastorizia e la selvicoltura caratterizzavano, con sensibili distinzioni, gli ambienti della Romagna, del Casentino e del Mugello. I primi decenni del novecento furono anche caratterizzati dal fenomeno dei rimboschimenti dello Stato. La fine dell’ultimo conflitto mondiale ha comportato un fenomeno di migrazione di massa: dal 1950 al 1970 le campagne della montagna si spopolarono quasi completamente.
Il Parco ha come elemento caratterizzante la dorsale appenninica ad andamento tendenzialmente nordovest/sud-est. Dal crinale, si sviluppano nel versante romagnolo, una serie di contrafforti secondari subparalleli che danno origine a diverse vallate laterali. Le quote del Parco variano da 400 a 1.658 metri: il Monte Falco (1.658 m) ed il Monte Falterona (1.654 m), da cui sorge il fiume Arno, sono le vette più alte. La geologia del versante romagnolo è caratterizzata dalla presenza della formazione marnoso arenacea, costituita da sedimenti di ambiente marino profondo, con grandi banchi di arenaria intercalati a strati di sottili marne. Nella parte toscana il “macigno” costituito da banchi di roccia arenacea alternati a scisti argillosi e marne grigie, è la formazione geologica più presente. Dal punto di vista geomorfologico, il Parco è caratterizzato da una notevole varietà di emergenze; ne sono state censite circa ottanta, tra le quali sono comprese anche cavità naturali, sorgenti e affioramenti di interesse paleontologico. Tra queste spiccano la cascata dell’Acquacheta, degna di nota non solo per la portata del salto (80 m) ma anche per la sua valenza storico-culturale, essendo stata citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia (Inferno, canto XVI), l'emergenza geologica denominata "Scalacci" visibile percorrendo il Passo dei Mandrioli nel versante romagnolo e la rupe calcarea di Monte Penna de La Verna.

Dalle pendici occidentali della dorsale appenninica nascono tutti i corsi d’acqua, Arno compreso, che solcano le Foreste Casentinesi. Nel versante romagnolo la rete idrografica è costituita da un esteso ventaglio di torrenti, che interessano tutta la zona del crinale, dal Monte Falco alla Cima del Termine. Dalla linea di crinale si dipanano i bacini idrografici del Montone, del Tramazzo, del Rabbi e del Bidente con i suoi tre rami immissari (Bidente di Celle o di Corniolo, Bidente di Ridracoli e Bidente di Pietrapazza) verso la Romagna, i torrenti San Godenzo e Rincine, affluenti della Sieve, in Mugello e l’alto corso dell’Arno con i suoi affluenti (Staggia, Fiumicello, Sova-Roiesine, Archiano e Corsalone) in Casentino. I bacini lacustri naturali sono assenti, mentre si rileva la presenza dell’invaso artificiale di Ridracoli che trattiene circa 33 milioni di metri cubi d’acqua dal bacino dell’omonimo braccio del Bidente e da quello di Corniolo e di Rabbi. Dal punto di vista bioclimatico, la zona presenta un clima temperato con estati relativamente fresche ed umide ed inverni relativamente rigidi.

Dal punto di vista naturalistico, circa l'80% del territorio è boscoso: l'area protetta rappresenta una delle foreste più pregiate d’Europa, il cui cuore è costituito dalle Foreste Demaniali Casentinesi al cui interno si trova la Riserva naturale integrale di Sasso Fratino, la prima istituita in Italia nel 1959 e più volte insignita del Diploma Europeo. Anche la cima più alta del Parco, Monte Falco, presenta una Riserva Naturale Integrale nel versante nord. Infine, il Parco nazionale accorpa anche la Riserva Naturale Biogenetica di Campigna, la Riserva Naturale Biogenetica di Scodella, la Riserva Naturale Biogenetica di Camaldoli e la Riserva Naturale Biogenetica di Badia Prataglia.

Il territorio del Parco è caratterizzato anche dalla presenza di centri abitati ricchi di storia, quali Badia Prataglia, Camaldoli, La Verna e San Benedetto in Alpe.

Come arrivare

Auto

    in Toscana il Parco è raggiungibile con la A1 (Milano-Roma), ai caselli di Barberino del Mugello, Firenze e Arezzo:
        Da Barberino, superato Borgo San Lorenzo, e da Firenze, per la SS. 67, si raggiungono i Comuni di San Godenzo e Londa;
        Da Firenze, dopo Pontassieve, si devia per la SR 70 e si raggiungono i Comuni di Pratovecchio, Stia, Poppi e Bibbiena;
        Da Arezzo, per la SR 71, si raggiungono i Comuni di Bibbiena, Poppi, Pratovecchio e Stia; da Bibbiena, con la SP 208, si raggiunge il Comune di Chiusi della Verna;
    in Romagna il Parco è raggiungibile con la A14 (Bologna-Rimini), ai caselli di Faenza, Forlì e Cesena:
        Da Faenza, risalendo la valle del Tramazzo si raggiunge il Comune di Tredozio.
        Da Forlì, risalendo le valli del Montone (SS 67), del Rabbi (SP 3) e del Bidente (SP 4), si raggiungono rispettivamente i Comuni di Portico-San Benedetto, Premilcuore e Santa Sofia.
        Da Cesena, risalendo la valle del Savio con la E45, si raggiunge il Comune di Bagno di Romagna.

Treno

    In Toscana il Parco è raggiungibile in treno dalle stazioni di Bibbiena, Poppi, Pratovecchio e Stia nel versante Casentinese e dalla Stazione di Pontassieve e Contea-Londa nel versante Mugellano.
    In Romagna il Parco è raggiungibile in treno dalle stazioni di Faenza, Forlì e Cesena;

Autobus

    In Toscana il Parco è servito dalle linee SITA e LFI;
    In Romagna il Parco è servito dalle linee bus extraurbane ATR;

Aereo

    Il territorio del Parco è servito dagli aeroporti di Firenze, Bologna, Forlì e Rimini.



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