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Buto

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 La storia di Buto è stata scritta leggendo i seguenti libri:

    Luna Boron Veleia, in atti e memorie di studi storici e archeologici, di Secondo U. Formentini, Piacenza 1955.

    Relatione dell’origine et successi della terra di Varese, scritto dall'accademia Lunigiana di scienze Giovanni Capellini, descritta dall’abate Varesino Antonio Cesena l'anno 1558.

    Brignato Città Abbaziale e Vescovile Documenti e notizie, di Placido Tomaini.

    Val di Vara un grido, un canto, di Paolo De Nevi anno 1988.

     Libro della chiesa le "MEMORIE" costituito nell'anno 1931 da Don. Casini Giovanni

    Ricerche fatte nella biblioteca Vescovile di Sarzana.
     

Esistono libri parrocchiali dal 1658 al 1931 i quali riportano le nascite, i decessi e i matrimoni, ma non episodi o eventi storici.

 

Le origini

L’origine risale al tempo in cui i bizantini cercavano di arginare l’avanzata dei longobardi nel VI secolo. La nostra zona conserva molte tracce della presenza bizantina, che usufruendo dei porti di Luni e di Sestri Levante ha cercato di contrastare l’avanzata longobarda attestandosi sui contrafforti degli Appennini.

Esistono ancora chiese e cappelle dedicate a San Pantaleo e San Quirico, protettori dell’esercito bizantino: l’antica chiesa parrocchiale di Rocchetta Vara oggi chiesa cimiteriale e l’antica chiesa, ormai distrutta, di Teviggio dedicata a San Quirico.

Si può sostenere che in località Focetta, l'antica chiesa parrocchiale di Buto, oggi oratorio pubblico, fosse dedicata a San Pantaleo. Un anziano di Buto ricordava che i vecchi chiamavano la chiesa antica, oggi dedicata alla Madonna del Rosario, Chiesa "du Paleo", che certamente non vuol dire "Chiesa del Poggio" o dell’erba che nasce sul poggio, chiamata in dialetto "Paleo" ma San Pantaleo.

Che Buto fosse ottimo sito di difesa per i presidi bizantini, lo rivela pure un’altra località, similare al sito di Buto, Sassetta nello Zignago che fino agli anni settanta possedeva una testimonianza storica della presenza bizantina: la torre campanaria ottagonale, distrutta poi da un fulmine e non più ricostruita.

Nei secoli passati il fiume Vara (dall'antico Boron) abbondava "di moltissime pescagioni di grossi sagri, lamprede, di trote e saporitissime anguille", che servivano "a supplire ai bisogni di gran parte della Valle e dei marchesi Malaspina" che avevano "vicini i loro feudi": Buto di cui si fa memoria di una zona detta Castellaro apparteneva ai marchesi Malaspina.

Tale appartenenza rivela l'importanza strategica del paese nel contesto topografico feudale: da Caranza fini a Suvero i Malaspina, seguendo il progetto strategico dei bizantini, avevano istituito i punti di difesa per arginare l’attacco al loro feudo. Si ha memoria di beni appartenenti ai Malaspina nella zona di Buto attraverso il patto giuridico della mezzadria istituito nel 1500 ma che richiama la proprietà dei beni terrieri risalenti ai Malaspina attorno agli anni 1000.

 

Le strade

Dalle testimonianze scritte dall’abate Varesino Antonio Cesena nell'anno 1558, emerge che prima della strada San Pietro - Varese - Cento Croci (linea blu), esistevano due altri percorsi, il primo passante da Castelnovo di Salino (dove esisteva un castello con chiesa, ora distrutto, a levante di Salino, su un monte a destra del Vara) - San Pietro - Teviggio - Porciorasco - Caranza e Cento Croci, (linea verde) il secondo ancora più antico del precedente sarebbe venuto da Sestri Levante, attraverso Velva e Castello di Carro, Cavalanova (dove esiste una stazione con una chiesa denominata "Nostra Signora di Cavalanova" la più antica della Val di Vara), saliva per Buto Consigliato e giunti alla Focetta deviava a sinistra per Caranza, Albareto, Gotra, Borgottaro a destra per lo Zerasco. (linea Rossa).

 

Le chiese

La chiesa alla Focetta certamente fu una delle famose "celle" dei Monaci Brugnatesi: luogo d’incontro di preghiera per i Monaci che si dedicavano al lavoro dei campi e insegnavano agli abitanti del luogo a coltivare i campi. Si ha notizia della chiesa di Buto intorno al 1200 come facente parte della diocesi di Brugnato. L’attuale chiesa parrocchiale di Buto era anticamente la cappella cimiteriale, dove venivano sepolti i defunti (nell’anno 1969 quando fu rifatto il pavimento della chiesa è stato possibile vedere l'ossario).

Verso la fine del 1600 la  così come la possiamo osservare oggi.

La "cappella" era costituita dall'attuale zona dell'altare e della sacrestia e continuava con la parte cimiteriale (zona dalla balaustra in marmo fino alle colonne). Esisteva anche un piccolo con una sola campanella, attaccata al muro sinistro.

Successivamente la chiesa fu ampliata, venne costruita l'abside (con il coro ligneo). In tempi più recenti (fine del seicento) fu allargata e allungata la navata centrale con i due altari della Vergine e di San Pietro e la parte oltre le colonne con la balconata sopra la porta d'ingresso e la zona "battistero". Venne anche costruito il nuovo campanile staccato dalla chiesa. Dai libri della parrocchia risulta che le vecchie campane riportavano inciso l'anno MDCCCC (1900)  

Inoltre le pietre nel campanile e sacrestia e nel vecchio campanile incorporato nell'attuale chiesa sono sicuramente state prese dalla zona Castellaro.

Abbiamo anche scoperto il campanile vecchio nella chiesa.

 

Dove era il centro di Buto?

Il Centro di Buto era certamente la Focetta/Lisorno perché punto di divaricazione delle strade per lo Zerasco e per Parma e dal punto di vista strategico difensivo il più nascosto e il più difendibile. Certamente l’economia agricola pretendeva altri punti di riferimento data la povertà del terreno e di conseguenza la richiesta di ampi spazi per poter produrre il necessario alla sopravvivenza. I cosiddetti fuochi (che stanno ad indicare la presenza delle famiglie) risultano distanziati nell’indicazioni a testimonianza della poca fertilità del terreno appenninico.

Gli attuali insediamenti : Foceiano Calazzini sono insediamenti più recenti

 

Buto nel contesto del sistema ecclesiastico

lungo i secoli

Il sistema dell’organizzazione ecclesiastica "a pieve" aveva i suoi centri nelle chiese battesimali (pievi) matrici di una serie di chiese minori alle loro dipendenze (cappelle) che, nel tempo si trasformarono in parrocchie autonome.

L’origine di tale sistema è risalente al periodo precedente la dominazione longobarda in Italia. Le pievi comprese nella diocesi di Luni sono elencate in modo completo nel privilegio concesso da Papa Eugenio III al vescovo Gottifredo il giorno 11 novembre 1148, nel quale si legge (...... In quibus hec propriis nominibus Duximus exprimenda ......), probem di Robiana, probem de Cornia, Proben de Pignone, Problem Sancti Andree de Castello, Problem de Bolano.

Nel 1276 Le stesse pievi sono ricordate nella "Rationes delle decime pro subsidio Terre Sancte", relative alla prima e seconda paga del secondo anno (1276); la probem di Robiana, che riporterà la nostra zona, sarà descritta solo nel 1296-1297:

Pieve de Robiana

Cappella de Clusula

Cappella de Tivello

Cappella de Costula

Cappella de Casali

Cappella de Rio

Nel 1451 Nel più antico Estimo delle chiese del Vescovato di Brugnato, compilato in quell'anno, si legge che l'Ecclesia sancti Petri de Buti era obbligata a pagare al vescovo un canone annuo cattedratico di due lire.

Nel 1470-71 la cappella di Buto fu annoverata fra le cappelle tributarie della pieve di Robiano, che non appartenne mai alla diocesi di Luni-Sarzana.

In un sinodo tenuto il 24 maggio nella Cattedrale di Sarzana, venne istituito l’obbligo di un sussidio caritativo destinato all’episcopato, pari al 50% del valore dei beni di ciascuna Cappella. La riscossione del caritativo fu fissato in due rate uguali, da pagare entro giugno e ottobre di quell’anno; venne infine imposto un secondo identico tributo per l’anno 1472.

Negli estimi sono citati:

Pieve de Robiano

Cappella de Chiusola Libbre 6 soldi 10

Cappella de Tivello Libbre 8 soldi 10

Cappella de Costula Libbre 3

Cappella de Casale Libbre 6

Cappella de Rio Libbre 3

Cappella de Bu Libbre 3

Cappella de Cavalanove Libbre 1

Nel 1518 San Pietro di Buto era già unita a quella di Costola. Quantunque sia nominata cappella in molte relazioni di visite pastorali ed in altri documenti, noi pensiamo che, durante la sua unione a Costola, non abbia perso la sua prerogativa di parrocchia, perché presente negli atti della visita pastorale del vescovo Francesco Mottini.

Nel 1616 è detta "chiesa parrocchiale sotto il titolo di San Pietro apostolo de Buto annessa alla chiesa parrocchiale di Costola". Quindi Buto e Costola dovevano essere due parrocchie rette da un solo parroco. Tale unione non poteva continuare senza danno spirituale per Buto, perché il rettore non si portava quasi mai a celebrare in Buto.

Nel 1627 il vescovo Francesco Spinola ordinò che il rettore una volta al mese in giorno festivo, inoltre nelle seconde feste di Natale, Pasqua e Pentecoste e nel giorno seguente la commemorazione dei fedeli defunti si recasse a celebrare in Buto, ove si trovavano persone vecchie ed inabili a portarsi in Costola.

Nel 1657 - Gli abitanti di Buto dovevano recarsi quindi a Costola per adempiere ai loro doveri religiosi, ma poiché la distanza era oltre due miglia, con due torrenti frammezzo ed essendo per tali cose troppo grave e difficile alla gente di Buto adempiere a tali doveri religiosi, espressero al Vescovo il desiderio di avere un Rettore a Buto.

Assegnarono quindi un patrimonio alla chiesa di Buto composto da alcuni beni immobili, per il mantenimento del Rettore con due atti: uno del notaio Gandolfo in data 22/5/1657 e uno del cancelliere vescovile in data 6/6/1657.

Il decreto (ATTO ESISTENTE PRESSO LA CANCELLERIA VESCOVILE DI LUNI SARZANA BRUGNATO) di smembramento della chiesa di Buto da quella di Costola è datato 15/6/1657 e fu firmato dal Vescovo M. Giovanni Battista Paggi.

La chiesa di Costola nella persona del suo Rettore pro-tempore si riservava i redditi certi della chiesa di Buto. Morto lui o rinunciando egli al rettorato di Costola, tali redditi saranno devoluti alla parrocchia di Buto.

E fin tanto che vivrà l’attuale Rettore di Costola e non rinuncerà alla Parrocchia, quelli di Buto dovranno dare:

·        quattro cappellate di castagne secche per fuoco;

·        il giorno di S. Vincenzo daranno al Rettore pro-tempore una libbra di candele di cera;

·        il Rettore pro-tempore di Buto dovrà intervenire a detta solennità e se occorresse altro sacerdote a Buto si dovrà chiamare quello di Costola.

·        Il Rettore di Buto sarà votato dagli uomini di Buto e verà eletto quello che riporterà il maggior numero di voti.


Curiosità

Sono riportati solo i più significativi episodi, presi dal libro parrocchiale "MEMORIE" testo nell'anno 1931 da Don. Giovanni Casini.

Si è deciso di riportare gli eventi descritti nel libro senza modificare il contenuto, quindi il testo sotto riportato è quello scritto dai parroci di Buto.

Nel 1930 il Sac. Bertoni lasciò la parrocchia di Buto poiché era stato nominato canonico e Parroco della cattedrale di Brugnato divenne Parroco di Buto Don Casini che continuerà a scrivere le "MEMORIE" iniziate da Don Bertoni e continuate dai suoi successori.

Durante il periodo di Don Bertoni (1915-1930) furono venduti alcuni appezzamenti di terra del Beneficio Parrocchiale situati verso la Focetta ed acquistata la casa con orto annesso, vicini alla Chiesa, ove fu adattata, con ampliamento, la Canonica, nella quale il Bertoni, malgrado varie contrarietà espressa dagli abitanti di Lisorno e di Consigliato, venne ad abitare nel 1925 circa. Sempre durante il suo periodo la Parrocchia di Buto fu elevata a Prevostura con decreto vescovile datato 20/11/1923 e fu messa la lapide alla facciata della Chiesa (ora nel cimitero), in memoria dei Butesi caduti nella guerra 1915/18.

tratto da: www.buto.it

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