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Badia Prataglia

webcam Badia Prataglia (AR)




Badia Prataglia è una frazione di Poppi (AR) e riserva naturale inserita all'interno del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.

La foresta
Badia Prataglia immerso nell'omonima Riserva Naturale Biogenetica
Dai tempi antichi l'alto territorio «...in fra l'Tevero et l'Arno...», come Dante cantava, fu sede di solide istituzioni religiose: nel primo Medioevo fiorirono qui le abbazie del Trivio e di Prataglia. La storia di Badia Prataglia è stata fortemente determinata, fino all'epoca moderna, dal rapporto che i monaci, Pratagliensi prima e Camaldolesi poi, hanno saputo instaurare nel corso dei secoli con la foresta.

Al rapporto di collaborazione tra monaci e abitanti di Badia Prataglia si deve la lungimirante espansione e conservazione delle foreste attorno, giunte rigogliose fino ai giorni nostri. Tale risultato è dovuto anche, in epoca più tarda, alla politica forestale del Granduca Leopoldo II di Lorena e all'opera di Carlo Siemoni, nominato nel 1837 "Amministratore delle Foreste Casentinesi" (a memoria di questi grandi è stata eretta nel maggio 1990 una croce sull'Appennino, situata nel Parco Arboreto di Badia Prataglia dell'Amministrazione Forestale dello Stato).

Durante i secoli il paese ha sempre vissuto delle attività legate allo sfruttamento della foresta che da sempre circonda Badia Prataglia; nel 1837, per esempio, ben 40 abitanti del paese erano soliti emigrare stagionalmente per vendere oggetti di legno fabbricati in paese oppure per la transumanza, trasferendo il bestiame ovino dai pascoli estivi di montagna a quelli invernali, spesso lontani, nella maremma del grossetano o del senese.

Turismo
Badia Prataglia, stazione climatica immersa nel verde rigoglioso dell'omonima foresta, da sempre rappresenta uno dei centri turistici più prestigiosi ed attrezzati del Casentino. La vocazione turistica del paese, già presente dalla fine del 1800, si è gradualmente evoluta e strutturata alle aspettative di una moderna domanda di servizi turistici, instaurando al contempo un rapporto con la foresta circostante che ha sempre visto prevalere le esigenze di tutela e valorizzazione della natura.

La centralità di Badia Prataglia, rispetto all'interesse naturalistico ed all'attività turistica connessa al Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, è già stata confermata dallo svolgimento di manifestazioni a carattere nazionale, come "Sentiero Italia", che vi hanno avuto i loro momenti salienti.

Badia Prataglia è una stazione turistica che si offre per soggiorni di villeggiatura e per essere il centro da cui muovere per interessanti escursioni di carattere naturalistico (Parco, Riserva di Sassofratino), storico (Castello dei Conti Guidi in Poppi, Pievi romaniche casentinesi), religioso (Monastero di Camaldoli, Santuario della Verna) e sportivo (campo da golf nel vicino capoluogo di Poppi ecc.).

È presente inoltre una struttura polivalente di accesso al Parco che offrirà servizi ai visitatori in collaborazione con le infrastrutture già esistenti. Questo fa di Badia una delle principali "porte della Toscana" e di accesso al Parco stesso. Il paese di Badia offre un'ampia ricettività di soggiorno per il turista fatta di alberghi, appartamenti e camere, un camping ed impianti sportivi. Le principali strutture turistiche del paese si sono consorziate ed hanno dato vita all'associazione Casentino Sviluppo e Turismo che ha lo scopo di incrementare il turismo attraverso attività di valorizzazione del territorio.

Museo forestale "Carlo Siemoni"
Il Museo forestale "Carlo Simeoni" è un piccolo museo realizzato per cercare di soddisfare la crescente richiesta di informazioni e conoscenze sull'ambiente forestale dell'Appennino tosco-romagnolo da parte di coloro che, gitanti, turisti o le stesse popolazioni locali, sempre più numerosi si avvicinano con interesse alle manifestazioni naturali. La disponibilità dei locali è ridotta, pertanto si confida nella collaborazione dei visitatori per un ordinato svolgimento delle visite e per la conservazione di quanto esposto. Il museo è dedicato a Carlo Siemoni[1], ingegnere forestale boemo, chiamato ad amministrare le foreste casentinesi nel 1837 dal Granduca di Toscana Leopoldo II.

Il Siemoni visse e lavorò a Pratovecchio dove morì nel 1878. A Lui, valente selvicultore e ideatore di importanti innovazioni, dobbiamo il rifiorire in quella zona della foresta, ridotta allora in condizioni di trascuratezza. Nel museo è esposta una raccolta delle principali specie forestali spontanee o introdotte in Italia.

Gli esemplari secchi incorniciati, sono corredati di una cartina con l'indicazione dell'areale italiano, e con una breve descrizione dei principali dati stazionali ed ecologici della specie. Oltre a gigantografie di flora e fauna dell'Appennino, sono esposte sezioni di tronchi di alberi, caratteristici legni intaccati da insetti o da altri parassiti e una piccola collezione di campioni di legno di specie forestali presenti nel Parco.

Sono illustrati i principali aspetti delle foreste demaniali e in particolare della Riserva naturale integrale di Sasso Fratino. In proposito sono esposte foto, gigantografie, un plastico della geologia del territorio, campioni delle rocce tipiche, profili pedologici e loro descrizione. Nelle vetrine al centro di una sala sono raccolti campioni di insetti tipici dell'Appennino (in parte offerti da ricercatori e in parte raccolti e preparati dal personale forestale). Alle pareti poi sono esposti trofei di alcune specie di ungulati presenti in queste zone (trovati morti nella foresta).

Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.
L'idea di un parco delle Foreste Casentinesi è, se non antica, almeno molto vecchia e in una pubblicazione del 1915 un dirigente forestale suggeriva di pensare a Sasso Fratino e alla Lama come a riserve da tutelare per i valori estetici e del paesaggio, oltre che economici.

Forse è un bene che il parco sia stato istituito solo nel gennaio 1991, perché negli ultimi settant'anni le Foreste Casentinesi sono state rinvigorite, ampliate, rimboschite, allargando il bosco sugli ex-coltivi del Casentino, recuperando le pendici spogliate della foresta del corniolo, ricostruendo, dopo i tagli ottocenteschi per la produzione di carbone vegetale, le magnifiche fustaie di faggio attorno a Badia Prataglia.

Al posto dei flebili poteri dei Parchi prima della legge quadro del dicembre 1991, si è allargata la proprietà statale e poi regionale, ereditando la cultura forestale dei Camaldolesi e le terre dei Lorena, e la piena disponibilità dei boschi assieme ai pubblici investimenti ha regalato all'Italia e al mondo più di 11.000 ettari di magnifiche foreste, coltivate con l'ingegno dei tecnici, il sudore di migliaia di operai e la volontà di chi spera nel futuro.

Oggi il parco cavalca con i suoi 35.170 ettari il crinale appenninico, include due regioni (Toscana ed Emilia-Romagna), tre province (Arezzo, Firenze e Forlì) e undici comuni. Il territorio del Parco è suddiviso in tre zone:

zona 1: "Conservazione integrale"
zona 2: "Zona di protezione"
zona 3: "Tutela e valorizzazione"
Badia Prataglia oggi si trova proprio al centro, nel cuore del Parco Nazionale, nella zona 2 "Zona di protezione", rappresenta il più importante centro di villeggiatura e il crocevia per numerose escursioni.
Il Parco inoltre racchiude terre che erano fiorentine e toscane fino al 1924, offre al visitatore non solo boschi, animali, paesaggi, ma prima di tutto la storia di un mondo in cui l'uomo da mille anni costituisce un soggetto indistinguibile dal resto dell'ambiente, una presenza da anni matura per considerare il bosco risorsa culturale e non solo produttiva e turistica. In questo Parco, conteso fra il Casentino - che l'ha sempre posseduto e gestito in nome e per conto di Camaldoli e Firenze - ed la Romagna - che oggi lo sente come nuova ricchezza e riscatto culturale, corrono caprioli, bramiscono cervi, volano silenziose le aquile, mentre il lupo osserva i suoi territori.

II turista non è specie nuova, anzi è stato accolto da secoli nei suoi pellegrinaggi a Camaldoli e alla Verna, nei pericolosi viaggi oltre la giogana appenninica verso Venezia e Roma. I nuovi turisti verranno accolti con calore e amicizia, nelle strutture adeguate a viaggiatori più esigenti dei pellegrini di un tempo, ma saranno soddisfatti solo se partiranno con un poco di comprensione della storia di queste terre, di queste genti e con la voglia di tornare. Quando saluterete un abete slanciato verso l'alto, non ringraziate solo Dio e i casi della natura, ma anche le mani che lo hanno piantato, curato, tagliato e ripiantato per secoli, scrivendo nel terreno e col linguaggio degli alberi la storia che altri hanno scritto su pagine di carta.

Il trenino della Lama
Per rendere più conveniente e rapido il trasporto di legname tagliato nel versante romagnolo delle Foreste Casentinesi nel 1900 il Cav. Tonetti e quindi la Società Anonima Industrie Forestali, proprietari della Foreste dal 1900 al 1914, costruirono una ferrovia Decauville di quasi 20 km dalla Lama al Cancellino. Essa seguiva lo stesso percorso della stradella che collega ancora oggi queste due località. La stessa "casa al Cancellino" fu costruita in quel periodo per servire come stazione di arrivo della Ferrovia e come ricovero per le piccole locomotive. Con questa ferrovia veniva esboscata la legna del versante romagnolo che prima doveva invece risalire, trainata dai bovi, le ripide Vie dei Legni.

La legna, superato il crinale dell'Appennino, discendeva il versante Toscano sino a Pratovecchio e a Poppi. La Ferrovia ha funzionato anche successivamente quando la Foresta diventò proprietà dello Stato. I vagoncini della ferrovia erano trainati da piccole locomotive a vapore alimentate a legna e ad ogni viaggio venivano trasportati dai 3 ai 5 m3 di legna ed il percorso tra la Lama e il Cancellino veniva compiuto al massimo 3 volte al giorno.

In località Pian della Saporita c'era il rifornimento di acqua e legna, e vi era pure l'unica possibilità di scambio tra i convogli provenienti da sensi opposti, ciò grazie al raddoppio dei binari. Dal Passo Lupatti al Cancellino, tutto in leggera discesa la marcia dei carrelli doveva essere rallentata da operai detti "frenatori". Durante il periodo di attività furono usate 3 locomotive che gli operai avevano chiamato: Saba, Fioia e Archiana (la più grossa).

Un altro tratto di ferrovia era programmato anche nella foresta Campigna, da Pian del Grado al Passo della Calla, ma non fu eseguito. La ferrovia fu smantellata nel 1920 per l'avvento degli autocarri che permettevano un trasporto più economico e a testimonianza di ciò, al 14º km della strada tra Cancellino e la Lama, i parapetti del ponte Camera sono fatti con le rotaie della vecchia ferrovia. Ancora, un pezzo dei binari è custodito al Museo forestale "Carlo Siemoni" di Badia Prataglia e un vagoncino con binari si trova proprio al Cancellino.




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